Soliva, Carlo Antonio Evasio Mario
* Casale Monferrato (Piemonte - Italia), 27 XI 1791   + Parigi, 20 XII 1853. Figlio di Giovanni Soliva, esercente emigrato in Piemonte da Semione (Val di Blenio) e di Lucia Cima, originaria di Olivone, poco si sa della sua giovinezza e dei suoi studi, se non che fu allievo di Bonifacio Asioli, Vincenzo Federici e di Minoja al cons. di Milano, dove si diplomò nel 1815 in pf. e compos. ottenendo per quest'ultima disciplina il primo premio. Durante il periodo della formazione ebbe modo, prob. grazie soprattutto all'Asioli che ne fu attento studioso, di avvicinarsi alla mus. tedesca, cimentandosi nella compos. di brani strument. (fra cui la Sonata per clav. a quattro mani dedicata a Pollini). Sempre del periodo di studio sono le numerose riduz. per pf. di opere contemporanee. Il suo esordio pubblico avviene nel 1813 alla Scala di Milano con un "numero" (Marcia d'Ercole) inserito, fra molti altri di autori contemporanei, dal Viganò nel suo ballo Le creature di Prometeo che alcuni anni prima era andato in scena a Vienna con mus. di Beethoven. Nel 1816 iniziò la sua breve fortuna di operista con lo strepitoso successo de La Testa di Bronzo su libr. di Felice Romani (al quale fu conferito, benchè non in concorso, il premio per il miglior libr. da una giuria istituita dallo stesso teatro e presieduta da Vincenzo Monti). Rappresentata alla Scala per la prima volta il 3 settembre, la Testa di Bronzo vide ben 45 repliche. In seguito a tale successo, l'Impresa del Teatro alla Scala gli commissionò una seconda opera come testimonia la corrispondenza fra Carlo Porta e Vincenzo Lancetti che ne avrebbe dovuto stendere il libr. Per motivi non chiari il progetto non giunse mai in porto. Sarà invece a Torino (gennaio 1817) che verrà rappresentata la seconda opera del S., Berenice d'Armenia (libr. di J. Ferretti), che non otterrà però l'esito sperato e non verrà mai più ripresa in quella città, come del resto nessuna altra sua opera. Nell'agosto dello stesso anno ritorna alla Scala di Milano con un terzo lavoro, Le Zingare dell'Asturia (libr. di Felice Romani), registrando un ulteriore grosso insuccesso. Anche la fortuna della Testa di bronzo subi in quei tempi un calo e, se fu accolta calorosamente a Dresda (25, 26 e 28 III 1818), lo fu un po' meno a Venezia (aprile 1818) mentre cadeva l'anno prima al S.Carlo di Napoli. Ancora alla Scala, S. fece rappresentare il 24 II 1818 la sua quarta opera Giulia e Sesto Pompeo (libr. di P. Perotti) per la quale, all'ottima accoglienza della prima sera, fece seguito un ennesimo fiasco alle repliche successive. Furono verosimilmente gli insuccessi ad indurre il S. a rinunciare alla compos. teatr. Si dedicò per contro al genere cameristico (è di questi anni il Trio dedicato a Beethoven), salottiero (come i 6 Valzer dedicati ai Sigg. dilettanti) e vocale-sacro. Frequenta l'aristocrazia milanese e prob. grazie a queste conoscenze S. trovò l'opportunità di lasciare l'Italia. Su invito del Ministro del Regno di Polonia, parte infatti alla volta di Varsavia nel 1821, chiamatovi a dirigere la scuola di canto del cons. Per una decina d'anni, Soliva. sarà con Elaner et Rurpinsky, uno dei massimi animatori della vita mus. di Varsavia, dove introdusse pure la pratica della stampa della mus. Là, S. conosce il giovane Chopin che frequenta la sua casa e del quale diresse la prima esuc. (11 X 1830) del Concerto in mi minore op. 11, con l'autore quale solista. Conosce anche Maria Eralewska, sua alunna, che diverrà sua moglie e gli darà quattro figli. Nel 1824 tornò a Milano per un breve periodo, durante il quale fu rappr. alla Scala (22 maggio) la sua quinta ed ultima opera Elena e Malvina (libr. di F. Romani). E' verosimile che durante il viaggio abbia incontrato, a Vienna, Beethoven. A causa dei moti anti-russi fu decretata nel 1831 la chiusura del cons. di Varsavia, per cui S. lasciò la Polonia e si stabili a Pietroburgo dove assunse le cariche di maestro di capp. a corte e al teatro dell'opera e di dir. dell'Imperiale Scuola di Canto. Vi restò per dieci anni godendo della stima di uomini di cultura (probabili contatti con Gogol) e di muscisti quali il Glinka che si servi di suoi consigli per l'opera Una vi ta per lo Zar. Senza che se ne conoscano le ragioni, S. lasciò Pietroburgo nel 1841 per recarsi al paese d'origine della famiglia, Semione, dove nel 1843 gli nacque il quarto figlio (Aurelio o Giacomo ?); padrino fu Giacomo Ciani, nota personalità liberale luganese. E' praticamente certo, in questo periodo, un suo soggiorno nella natale Casale; lo testimonierebbe la sua nomina a membro onorario della locale Accademia Filarmonica, avvenuta il 23 VIII 1844. Prende consistenza in quegli anni l'ipotesi di un legame del S. ai movimenti independentistici di Piemonte e Lombardia. Sempre negli anni '40 (la data precisa non si lascia fissare), S. lascia il Ticino e il Piemonte per stabilirsi a Parigi (la sua forse non unica residenza si è lasciata identificare in Quai de Bethune 12). Qui incontra George Sand (e deve aver quindi ritrovato Chopin) e frequenta con ogni probabilità il salotto della Principessa di Belgiojoso il cui marito è dedicatario di un Salve Regina a tre voci. Nell'ultimo anno di vita compone un Te Deam dedicato a Napoleone III. Arbitro della fortuna del S. - come di quelle di numerosi operisti minori dell'inizio Ottocento - fu Rossini che, dopo il lusinghiero esito della Pietra del paragone (Scala, 1812) subi un calo d'interesse con le successive Aureliano in Palmira e I1 Turco in Italia del 1813. E' nel seguente periodo di assenza rossiniana dalla scena scaligera che si inserisce il trionfo della Testa di Bronzo del S., che servi pure a risollevare le sorti finanziarie del teatro milanese. Il poeta Carlo Porta, compartecipe della studio legale che assicurava fidejussione all'impresario Petracchi, scrisse infatti : "La mus. del Soliva è divina ed il pubblico ha lui resa quella giustizia che gli era dovuta avendolo chiamato, e richiamato sulla scena quante volte si è trovato innebbriato (sic) di squisito piacere [...] Il Sign. Soliva riempie ogni sera il teatro di spettatori e quest'ultimi introitano quel denaro che fin'ora non era che desiderato. La Testa di Bronzo entusiasmò pure Stendhal che ne diede ampio resoconto in "Rome, Naples et Florence". In genere la critica vide l'opera informata a chiare reminiscenze mozartiane, segnatamente del Don Giovanni e del Flauto Magico e lo stesso Stendhal, sebbene rifiuti l'accusa di epigonismo mozartiano, ne rileva l'aggancio al sinfonismo tedesco. Infatti, pur in un contesto convenzionale per quanto riguarda prassi, schemi e moduli operistici, ci sono nella Testa di Bronzo segni di assoluta novità, soprattutto in campo armonico, comprovanti la sua attenzione alla mus. strum. mitteleuropea, incluso il primo Beethoven, del quale S. senti senz'altro i quattro brani rimasti nell'ediz. milanese del Prometeo. L' influsso tedesco fu immediatamente osservato anche da Louis Spohr che assistette alla rappr. del 9 IX 1816. Spohr dà inoltre rilievo all'importanza conferita all'orch... "che non ha ruolo subordinato, come solitamente nelle opere italiane; al contrario, la strumentazione è elaborata con cura e sovente copre addirittura il canto...". Rossini però tornò alla Scala nel 1817 con la Gazza ladra dimostrando di saper capovolgere una situazione statica, di muovere le acque stagnanti dei recitativi, delle fioriture vocali, conferendo loro nuova funzione espressiva; e ciò anche nel corpo dell'opera semiseria, genere adottato dal S. per tre delle sue cinque opere. E l'irrompente personalità di Rossini offuscherà quella del Soliva, per cui anche Stendhal lo collocherà presto addirittura fra i ciarlatani e i dilettanti che ingannano con l'uso dei luoghi comuni dell'armonia. Il destino di S. fu dunque quello di essere considerato accademico e manierista già qualche mese dopo il suo esordio. Egli segui comunque la propria via, rifiutandosi, malgrado alcuni ammiccamenti, di piegarsi a comprimario rossiniano; ma il mozartismo della sua terza opera, Giulia e Sesto Pompeo, fece parlare la "Allgemaine Musikalische Zeitung" di "grande quantità di plagi". L'inclinazione di S. verso la mus. mitteleuropea trovò ovviamente maggior concretizzazione nella produzione strum. Il Grand Trio concertant pour piano, harpe ou deux pianos et alto suscitò l'ammirazione del dedicatario Beethoven, espressa in una lettera del 9 II 1821 e in un Canone a due voci, scritto al 2do janio 1824 per il Signore Soliva come sovvenire dal suo amico Luigi van Beethoven. E tratti palesemente classico-viennesi troviamo in molta sua mus. da camera, per esempio nello scarno e fulmineo Scherzo della Grande Sonate per pf. a quattro mani (dedicata a G. Rossini), sonata nella quale si riscontrano in genere un'invenzione armonica, una serrata strutturazione del discorso e un sottile gioco polifonico che - pur non dubitando dell'inamovibilità della tradizionale forma-sonata - vanno senza dubbio oltre la consuetudine della mus. strum. italiana, relegata per lo più a funzione di circostanza o d'obbligo scolastico. Spenta la brevissima ebbrezza dei successi teatrali, la carriera di S. resta dunque punteggiata da questi sporadici felici momenti strum., mentre rimane inalterato (anche se non unanime) il plauso per l'attività pedagogica esplicata in particolar modo durante i soggiorni polacco e russo e per la quale si ha notizia di numerosi trattati da lui redatti; notizia per altro non confortata che da esigui ritrovamenti. Fuori da ogni partecipazione alla vita mus. attiva si deve invece ritenere la permanenza parigina, segnata al più da alcune compos. vocali sacre occasionali. I necrologi apparsi all'inizio di gennaio del 1854 sulle principali riviste mus. della capitale ricordano del S. solamente i lontani successi scaligeri, la pubbl. di numerose opere religiose che gli valsero la nomina a membro onorario dell'Accademia di Santa Cecilia di Roma e il fatto che il compositore lasciava "preziosi manoscritti".
 
COMPOS.: Op. lir.: La testa di bronzo, ossia La capanna solitaria, op. eroicomica in 2 atti (F. Romani), rappr. a Milano, Scala, (03 IX 1816); Berenice d'Armenia, op. seria in 3 atti (J. Ferretti), rappr. a Torino, Teatro Regio, (gennaio 1817); La Zingara della Asturie, op. semiseria in 2 atti (F. Romani), rappr. a Milano, Scala (5 VIII 1817); Giulia e Sesto Pompeo, op. seria in 2 atti (B. Perotti), rappr. a Milano, Scala, (24 II 1818); Elena e Malvina, op. semiseria in 2 atti (F. Romani), rappr. a Milano, Scala (22 V 1824); Kitaijskaja djewaschka, rappr. a Pietroburgo (1833)1?]. Balletti : Marcia d'Ercole, per Le creature di Prometeo di S. Viganò, Milano, Scala (1813). Op. voc.: Messe funèbre pour le service du feu de S.M. Alexandre I, Varsavia, ed. del Conservatorio (1825)l?]; Ave Maria, per coro a 3 v. di S. e pf., Milano, Scotti n.148; Pater Noster, per coro a 3 v. di S. e pf., Milano, Scotti; Salve Regina, per coro a 3 v. di S. e pf., Milano, Scotti n.149: Salmo 128, per coro a 3 v. uguali e pf., Milano, Scotti, n.l64; Compianto sulla tomba di G.S. Mayr, per coro a 4 v. a capp. con 2 campane, Milano, "Gazzetta musicale" n.l/2 (1846); De Protundis, per S., coro a 3 v. uguali e pf., Parigi, Regnier Canaux tl847?]; Veni Creator Spiritus, per coro a 3 v. di S, con soli e v. di T ad lib., Milano, Ricordi (1851); Ave Haris Stella, inno per coro a 3 v. uguali, soli e pf., Parigi, Regnier Canaux; Salmo 122 Laudate Oueri Domine, a 3 v. e pf., Parigi, Renier Canaux [1852-1853 ?]; Te Deam à grande orch. 11853 ?], pubbl. in rid. per coro e pf. (org.), Parigi, Regnier Canaux e presso l'autore; 6 Duetti a canone, per S e T o vl. e vcl. con pf., Milano, Scotti, n. 168, s.d.; Mio ben ricordati, arietta per canto e pf., Mendrisio, C. Pozzi, n.1599. Mus. per orch.: Sinfonia in Re magg., ms.; Sinfonia in Si bem. magg., ms. Mus. da camera : 3 grands Trios op. 10, per pf., arpa o 2 pf. e vla; Grande Sonate op. 10, per pf., vl. e vol.(o vla), Milano, Scotti; Pastorale in Mi bem. magg.,per vla, vcl. e pf., MS; Divertimento pastorale, per pf., vla e vcl, fl., ob. e 2 cor., ms.; Trio Concertant in Mi bem., per pf., cl. e cor, Paris Bahsa. Op. per pf.: 6 Valzer, Milano, ricordi [1819 ?]; Variazioni sopra il duetto Là ci darem la mano di Mozart, Milano, Ricordi. Op. teoriche : Szkola spiewu Konserwatorium Musycznego w Warszawic (Scuola di canto del Cons. di Varsavia), 2 voll., Varsavia, ed. del Conservatorio. Jutrzenka polska. Skola praktyczna Forte-Piano, (metodo di pf.), Varsavia, 1827. (Antologia di pezzi, 7 pagg.). (Un documento ms., redatto forse da un discendente del Soliva, indica inoltre : Trattato di Melodia, di Armonia, di Alta Compos., e di Compos. Drammatica.).
 
SCRITTI : A. Sowinsky, Diationnaire des musiciens polonais et slaves, Parigi 1857; L. Spohr, Voyage de Spohr à Milan (a cura di J. Duesterg) in "Revue et Gazette musicale de Paris" (51), Paris 16 XII 1860; "Revue et Gazette musicale de Paris" (ó), Parigi marzo 1887; D. Brown, Hichail Glinka, Londra 1947; A. Cortot, Alcuni aspetti di Chopin (trad. ital.), Milano 1950; J. Elsner, Sumariusz mich utworóv musycznych (Elenco delle mie composizioni), Cracovia 1957 T. Fraczyk, Warazawa mlodòsci Chopina (Varsavia al tempo del giovane Chopin), Cracovia 1961; Michail Glinha AufzeicAnung aus mainem Leben (a cura di N.A. Prockhaus), Berlino 1961; C. Porta (e degli amici della cameretta), Lettere (a cura di D. Isella), Milano-Napoli 1967; E. Anderson, Lettere di Beethoven, Torino 1968; S. Martinotti, C.E. S. / G. Tintori, Stendhal e "La testa di bronzo" nel numero unico dedicato alla prima ripresa moderna dell'opera alla Piccola Scala di Milano il 19 marzo 1980 e replicata il 30 marzo a Lugano, contenente la riproduzione del libretto originale (Milano-Lugano 1980); O. Matteini, Stendhal e la musica, Torino 1981, 122-126; Si vedano anche gli incartamenti "Soliva" dell'Archivio Cantonale di Bellinzona e dell'Associazione Ricerche musicali nella Svizzera Italiana, Lugano.