Bara, Charlotte
* Bruxelles 20 IV 1901 + Ascona, 7 XII 1986. Nata da una famiglia di origine germanica, l'ideatrice della Scuola "Für Ausdruckgestaltung und Menschendarstellung" del Teatro Materno di Ascona, venne iniziata alla danza classica da una allieva belga di Isadora Duncan. Successivamente frequenta Losanna la scuola Alexander Sacharoff. L'influsso decisivo sulla sua arte è segnato dall'incontro con le danze religiose giavanesi portate in Europa dal principe Raden Mas Jodjani, "il miglior ballerino mistico" secondo il giudizio della B. Da tale incontro ha inizio lo stile jeratico, espressivo e religioso che venne elaborandosi progressivamente nell'artista. Le prime apparizizioni in pubblico della B. risalgono al 1917 a Bruxelles e nel 1918 a Berlino dove venne subito lodata come eccellente danzatrice mimica dalla critica, che ebbe modo di ammirarla nel teatro da camera di Max Reinhardt. Quello che potrebbe venir definito come "il secondo stile" della B., si ispira preferenzialmente alle leggende medievali, alle sacre rappr. medievali della Passione, alle eroiche figure della agiografia cristiana. Si precisano nel contempo influssi culturali in rapporto con la pittura prerinascimentale e rinascimentale: dall'Angelico a Holbein. La Danza macabra interpretata dalla B. prende a prestito significati culturali e spirituali dalle leggende medievali e insieme riprende elementi costumistici della pittura tedesca. Nella sua nuova concezione quasi sacrale, la danza della B. ottie- ne consensi a Vienna, Parigi, Firenze. La prima rappr. di C.B. nel Ticino ha luogo al Teatro Kursaal di Locarno nel 1922: vi compaiono interpretazioni danzate di musiche di Chopin, Grieg, Granados. Nel 1924 C.B. partecipa alle manifestazioni della Festa delle camelie a Locarno danzando, su mus. di à Leo Kok, e testo di Silvio Sganzini, una coreografia sul "trionfo della camelia", con costumi ideati da Alexandre Cingria per la scenografia di René Morax. Nel 1926, dopo l'acquisto da parte di suo padre del Castello di San Materno ad Ascona, la B. si fa conoscere anche ad Ascona con danze mistiche su mus. di Scarlatti nel Teatro del Collegio Papio. Risalgono a quegli anni i rapporti di reciproca stima tra l'artista e i Padri Bendettini che dirigevano il Collegio, per cui l'artista di adozione asconese verrà chiamata ad Einsiedeln per allestire la "Ridda degli angeli" nel "Gran Teatro del mondo" di Calderon. Tra il 1927 e 1929 C.B. costruisce, su progetto dell'architetto Karl Weidenmeyer di Brema nel parco del Castello di San Materno, il primo moderno teatro da camera della Svizzera. Un teatro-scuola per una visione integrata di ogni forma espressiva collegata con la danza e con la mus. "Rifiutata ogni forma consueta di arte settoriale, scopo della scuola è la formazione alla danza espressiva delle condizioni interiori dell'animo, la creazione di nuovi mezzi scenici per la rappr. di spettacoli d'arte" si legge n prospetto della scuola Bara del Teatro di San Materno. La mus. è intesa come fondamento - non già pretesto - della danza e sotto la direzione di James Simon di Berlino, raggiunge l'esecuzione virtuosistica fino ai tentativi di improvvisazione personale. Oltre alle proprie danze sempre rinnovate sui canovacci mistico-religiosi a lei congeniali, C.B. invita nel suo atelier artisti di tutto il mondo. Vi danno spettacoli di danza il giavanese Raden Mas Jodjani, la sezione di arte drammatica del Goetheanum di Dornach (spettacoli euritmici di poesia e mus.), Joe  Milahy, Tatiana Barbakov, Sasha Leontiew. Vi tengono concerti il quart. Bush, Claudio Arrau, Rudolf Serkin. Vi sono ospiti Marco Enrico Bossi e Arturo Toscanini. Personalmente C.B., talora con l'ausilio di una piccola compagnia di dilettanti, prosegue tenacemente nella sua proposta di danze spirituali fino al 1958, quasi una liturgia domestica nei giorni che precedono e seguono la Pasqua, accompagnata da una minuscola orch. di antichi strum. quali la viella, l'org. portativo, l'arpa dei Minnesänger, il fl. di Pan. In opposizione ai diversi tentativi culturali del Monte Verità di Ascona, che mai si integrarono nel tessuto culturale lombardo o ticinese, è da rilevare il carattere di non-estraneità alla cultura tipicamente italiana dell'esperimento innovatore della B. e il felice incontro della sua nuova interpretazione delle arti del movimento, della parola, della mus. con insigni esponenti della cultura italiana contemporanea: incontro, per verità, più ricco di promesse che di realizzazioni. L'organista- compositore Marco Enrico Bossi, ad esempio, entusiasta della sacralità dell'arte della B. di cui c'erano stati esempi significativi in chiese riformate d'Inghilterra, aveva proposto alla danzatrice asconese un "tour" di rappresentazioni di danze sacre nell'America del nord, dove l'avrebbe accompagnata con le sue interpretazioni organistiche; la proposta non potè essere realizzata per l'improvvisa morte del Bossi. Ancor più significativa appare oggi la proposta di Gabriele D'Annunzio, già celebre per aver composto in francese per la Rubinstein il famoso testo poetico del Martyre de Saint Sébastien, testo esaltato dalle raffinate alchimie impressionistiche di Debussy. Il D'Annunzi affascinato dai movimenti delle mani spirituali della B. le aveva promesso una serie di leggende con mus. di Gian Francesco Malipiero; non risulta nei fatti che 1' "Immaginifico" abbia poi mantenuto la promessa.
 
SCRITTI: Autobiografia, ms.
 
BIBL.: A.R. Meyer, Charlotte Bara, Berlin 1921; A.G. Bragaglia, Scultura vivente, Milano 1928; F. Divoire, Pour la danse, Parigi 1935; R. Torniai, La danza sacra, Roma 1951; Enc. Spett. vol.I p.1448, Roma 1954;  G. Wels, Das Teatro San Materno in Ascona in "Das Werk", febbr. 1929; E. Stadler, Teatro e danza ad Ascona, in Monte Verità (a cura di Szeemann), Milano 1978; P.P. Riesterer, C. B. Ascona: Leben und Tanz, Ascona 1985.
 
Inoltre una serie di cartelle illustranti le danze orientali di C.B. furono eseguite da George Kolbe e pubblicate a Lipsia nel 1921. Un film didascalico sulle danze gotiche di C.B.fu realizzato da Rochus Gliese nel 1922.